Questo sito affronta il problema della sempre più crescente influenza del Vaticano sulla politica e sui media italiani. Chi paga tutto questo è il popolo italiano che non avrà mai la possibilità di vivere in paese moderno.
PARTIAMO SUBITO CON LA PRIMA NOTIZIA:
Pannella critica Ruini; dietro le quinte di un'intervista che non vedrete in tv!
domenica 04 novembre 2007
Prima dell’inizio della relazione che chiude la sessione plenaria del Congresso Marco Pannella è seduto in corridoio, dietro la scrivania a “vendere” la rassegna stampa come un militante tra tanti. Il suo ingresso nell’aula congressuale è previsto alle 12, una sorta di contentino mediatico alle scalette dei tg nazionali, che devono avere il tempo di lavorare i servizi. Marco Pannella si offre volentieri ai cronisti, e risponde in una sorta di conferenza stampa improvvisata. Alle sue spalle l’immagine simbolo di VI congresso: i monaci birmani, santificati dalle loro miserie e dalla loro lotta non violenta per la libertà, abito rosso arancio, in contrasto con il bianco candido della veste papale che spicca nella gigantografia con Papa Ratzinger in una delle sue pose “econumeniche”. Primo inghippo da superare: basta “zoommare” con un primissimo piano per non far scorgere il backdrop che il Vaticano di certo non gradisce. Si accendono le telecamere e i riflettori delle tv nazionali: Pannellla è un fiume, e risponde a Camillo Ruini, sintetizzando alcune delle riflessioni che farà poco dopo in aula. L’intervento è intenso di parole e significati e significanti. Ma i tempi della tv non consentono che qualche secondo nell’economia di un minuto dedicato nelle prime edizioni dei tg alla chiusura del Congresso.
21 novembre 2007
Il Cavaliere e la Chiesa
Prima di Bertone ha visto anche Ruini Da Oltretevere: i partiti nascono e muoiono
Gian Guido Vecchi
MILANO — Oltretevere il tono è distaccato, quasi disincantato, «sa com'è, in Italia i partiti nascono e muoiono piuttosto in fretta...». L'indiscrezione di un incontro fra Silvio Berlusconi e il segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone, lunedì sera, è ormai filtrata oltre le Mura, pur trovando soltanto conferme «ufficiose». Il cardinale, arrivando ieri sera a un concerto benefico a sostegno dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù, ha liquidato la faccenda con un sorriso: «L'incontro con Berlusconi? Stasera di politica non parlo». E pazienza se dagli ambienti di Forza Italia si faceva intendere che lo stesso cardinale Bertone avesse chiesto al Cavaliere un colloquio per sapere che stava succedendo. Cosa che appariva un po' stravagante, considerata la prassi diplomatica della Santa Sede. In realtà non è andata proprio così: da un mese, si fa sapere in ambienti vaticani, Berlusconi aveva domandato un incontro con il segretario di Stato. Proprio come aveva già fatto con il cardinale Camillo Ruini, con il quale ha parlato in via riservata giusto un mese fa.
Che il Cavaliere avesse fatto i suoi calcoli sui tempi o semplicemente programmasse un incontro all'indomani della Finanziaria, in fondo non è essenziale. Del resto è naturale che, accompagnato da Gianni Letta, abbia colto l'occasione di parlare del nuovo partito appena annunciato e accreditare in qualche modo il suo progetto presso la Santa Sede.
Altrettanto naturale è che in Vaticano si faccia notare come «un incontro con il capo dell'opposizione rappresenti una sorta di par condicio» visto che un mese fa il cardinale Bertone, durante la visita di Benedetto XVI a Napoli, ha pranzato con il premier Romano Prodi.
A ben vedere, però, tutto questo dice qualcosa di importante sulla nuova fase della Chiesa da quando il cardinale Camillo Ruini non è più presidente della Cei. Non è un caso che Berlusconi, dopo aver incontrato il cardinale Vicario, abbia chiesto di parlare al segretario di Stato e non al successore di Ruini, il cardinale Angelo Bagnasco. Un po' dipende dall'indole del nuovo presidente della Cei, più «pastorale» e meno incline ad intervenire sulle faccende politiche di casa nostra. E molto dalla svolta che lo stesso Bertone annunciò il 25 marzo nella lettera inviata a Bagnasco in occasione della sua nomina: «Per quanto concerne i rapporti con le istituzioni politiche, assicuro fin d'ora a Vostra Eccellenza la cordiale collaborazione e la rispettosa guida della Santa Sede, nonché mia personale», scriveva.
Il segretario di Stato, insomma, rivendicava a sé la «guida» di ciò che il cardinale Ruini aveva sempre gestito in modo autonomo, «negli ultimi mesi ho potuto apprezzare ancor meglio il compito che i Pontefici hanno affidato a questa Segreteria, d'intessere e di promuovere le relazioni con gli Stati e di attendere agli affari che, sempre per fini pastorali, debbono essere trattati con i governi civili».
Nello stesso testo Bertone indicava ai vescovi gli «urgenti bisogni» della «pastorale» italiana, citando evangelizzazione, catechesi, vocazioni e così via. Quanto alla politica, la Chiesa non firma cambiali in bianco a nessuno e starà attenta «a ribadire i principi non negoziabili », come ha ricordato lo stesso Bagnasco.
Il tutto in linea con ciò che il Papa ha ricordato ancora il 18 ottobre, nel suo messaggio alla «Settimana sociale » dei cattolici: la Chiesa ha un compito «mediato», quello «immediato» spetta «ai fedeli laici»; e «se da una parte riconosce di non essere un agente politico», dall'altra «non può esimersi dall'interessarsi del bene dell'intera comunità civile».
COMMENTO PERSONALE: DIREI CHE SAREBBE ORA INVECE CHE LA CHIESA PENSASSE SOLO ALLE ANIME!
16/01/2008
Nessuna parola di perdono verso gli studenti contestatori.
CITTA' DEL VATICANO - Tifo da stadio per Benedetto XVI oggi all’udienza generale. Nell’Aula Nervi in Vaticano, i giovani universitari di Comunione e Liberazione con un grande striscione hanno scandito la parola “libertà” e gridato: "La Sapienza è con te". Un gesto di solidarietà al papa che ha risposto con un sorriso e una frase: "Grazie per la vostra presenza e la vostra simpatia, allora andiamo avanti insieme”. E ha aggiunto, rasserenato: un “saluto particolare saluto ai giovani universitari presenti”.
Il Cardinale vicario Camillo Ruini ha oggi invitato tutti i fedeli e i cittadini romani ad una manifestazione riparatoria e di solidarietà con Benedetto XVI, una sorta di "Papa-day" dopo l'"oltraggio" subito da Ratzinger ad opera dei contestatori anti-pontifici dell'Università La Sapienza. Appuntamento per le 12:00 di domenica 20 gennaio in piazza San Pietro per la preghiera dell'Angelus. L'iniziativa del porporato ha già raccolto l'adesione di partiti politici, da Forza Italia ad Alleanza Nazionale, ed ha catalizzato l'entusiasmo di movimenti e organizzazioni cattoliche, tra cui quel Forum delle Famiglie, che il 12 maggio a San Giovanni radunò centinaia di migliaia di persone. Anche se il vicariato parla sopratutto di una manifestazione di "amore e gratitudine" verso il Papa, dopo una vicenda "che colpisce dolorosamente tutta la città di Roma", è probabile che ciò si trasformi in una prova di forza della mobilitazione cattolica contro le "ristrettezze dell'ideologia", come le ha definite Ruini. Stavolta la Chiesa non ha aspettato o voluto che fossero altri a cavalcare l'ondata dell'indignazione provocata dalla mancata visita del Papa nell'Ateno romano. Ha agito in prima persona.
Nella mattinata, mentre il Papa si affacciava per l'udienza generale nell'Aula Nervi, il porporato ha diffuso il suo comunicato per indire il raduno di domenica. "La Chiesa di Roma - ha scritto il porporato - esprime la sua filiale e totale vicinanza al proprio vescovo , il Papa, e dà voce a quell'amore, a quella fiducia, a quell'ammirazione e gratitudine per Benedetto XVI che è nel cuore del popolo di Roma". "Per consentire a tutti di manifestare questi sentimenti - ha argomentato - invito i fedeli, ma anche tutti i romani, ad essere presenti in piazza San Pietro per la recita dell'Angelus di domenica prossima 20 gennaio. Sarà un gesto di affetto e di serenità, sarà espressione della gioia che proviamo nell'avere Benedetto XVI come nostro Vescovo e come nostro Papa". Poi, al Tg2, il porporato ha attaccato a testa bassa i contestatori della Sapienza.
"E' stata una vicenda triste e anche in fondo banale, perché non c'era nessun motivo per ostacolare la visita del Papa", ha detto. "Gli studenti mi hanno fatto veramente tristezza - ha aggiunto - Li ho sentiti anche in televisione dopo l'annuncio, l'esultanza, e pensavo: questi giovani, purtroppo, non hanno senso della realtà e sono fermi almeno a 40 anni fa, come se adesso, nel 2008, vivessimo la stagione del '68''. "Penso il contrario - ha affermato -, il Tevere non è mai diventato realmente più largo, diventa più largo nelle immagini pubbliche ma non nel sentimento della gente". E così, l'iniziativa di domenica servirà anche a dimostrare, secondo Ruini , che a Roma vive "un popolo solo". Il messaggio del cardinale vicario è stato subito recepito: "andremo all'Angelus", hanno promesso i dirigenti di An, Gasparri, la Russa e Ronchi; anche il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini si è unito all'iniziativa, come pure gli studenti di Forza Italia, e la fondazione Magna Charta; poi a pioggia sono arrivate le adesioni dell'associazionismo cattolico: da "Rinnovamento nello Spirito" a "Scienza e Vita", dal Movimento Cristiani Lavoratori al Forum delle Famiglie.
20/01/2008
Affetto solo per chi lo sostiene! Ratzinger non si smentisce!
CITTA' DEL VATICANO
La stampa vaticana rende noto che sono circa 200mila le persone che assistono all’Angelus del Papa di oggi, tra piazza San Pietro e le zone limitrofe.
Uno scroscio di applausi, coretti e urla ha accolto il Papa, che a mezzogiorno si è affacciato alla finestra del suo studio, su piazza San Pietro, per l’Angelus al quale parlerà dell’annullamento della visita alla Sapienza. La piazza è colma di fedeli, pellegrini, attivisti cattolici e politici.
«Il clima che si era creato ha reso inopportuna la mia visita alla Sapienza». È quanto ha detto questa mattina il Papa con riferimento alla mancata visita al primo ateneo romano. Il Pontefice ha ringraziato gli studenti che gli hanno espresso la loro solidarietà.
«Desidero anzitutto salutare i giovani universitari - ha detto Benedetto XVI subito dopo la preghiera dell’Angelus rivolgendosi alle migliaia di persone che lo ascoltavano - i professori e voi tutti che siete venuti oggi così numerosi in Piazza San Pietro per partecipare alla preghiera dell’Angelus e per esprimermi la vostra solidarietà; un pensiero di saluto va anche ai molti altri che si uniscono a noi spiritualmente».
«Vi ringrazio di cuore, cari amici - ha aggiunto Ratzinger - Ringrazio il cardinale Vicario che si è fatto promotore di questo momento di incontro. Come sapete, avevo accolto molto volentieri il cortese invito che mi era stato rivolto ad intervenire giovedì scorso all’inaugurazione dell’anno accademico della Sapienza - Università di Roma».
«Conosco bene questo Ateneo - ha osservato il Pontefice - lo stimo e sono affezionato agli studenti che lo frequentano: ogni anno in più occasioni molti di essi vengono ad incontrarmi in Vaticano, insieme ai colleghi delle altre Università. Purtroppo, com’è noto, il clima che si era creato ha reso inopportuna la mia presenza alla cerimonia. Ho soprasseduto mio malgrado, ma ho voluto comunque inviare il testo da me preparato per l’occasione. All’ambiente universitario, che per lunghi anni è stato il mio mondo, mi legano l’amore per la ricerca della verità, per il confronto, per il dialogo franco e rispettoso delle reciproche posizioni».
«Come professore, per così dire, emerito, che ha incontrato tanti studenti nella sua vita - ha detto il Papa dopo l’Angelus - vi incoraggio tutti, cari universitari, ad essere sempre rispettosi delle opinioni altrui e a ricercare, con spirito libero e responsabile, la verità e il bene». «A tutti e a ciascuno - ha concluso - rinnovo l’espressione della mia gratitudine, assicurando il mio affetto e la mia preghiera». Salutando poi i partecipanti alla Giornata della scuola cattolica, papa Ratzinger li ha incoraggiati «nonostante - ha detto - le difficoltà che incontrate».
«È bello vedere questa comune fraternità della fede, grazie». Il Papa ha ringraziato, fuori discorso, i presenti in piazza San Pietro che lo hanno interrotto con applausi mentre riepilogava la vicenda della sua mancata visita alla Sapienza. A più riprese Benedetto XVI è stato interrotto da applausi e dall’entusiasmo dei presenti.
«Essere sempre rispettosi delle opinioni altrui e ricercare, con spirito libero e responsabile, la verità e il bene». Questo raccomanda Benedetto XVI ai tantissimi giovani che si sono radunati questa mattina in piazza San Pietro.
ECCO AL CONTRARIO COME LA PENSAVA GESU': Luca - Capitolo 15
Le tre parabole della misericordia
[1]Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. [2]I farisei e gli scribi mormoravano: «Costui riceve i peccatori e mangia con loro». [3]Allora egli disse loro questa parabola:
La pecora perduta
[4]«Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova? [5]Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento, [6]va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta. [7]Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione.
La dramma perduta
[8]O quale donna, se ha dieci dramme e ne perde una, non accende la lucerna e spazza la casa e cerca attentamente finché non la ritrova? [9]E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, dicendo: Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la dramma che avevo perduta. [10]Così, vi dico, c'è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».
Il figlio perduto e il figlio fedele: "il figlio prodigo"
[11]Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. [12]Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. [13]Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. [14]Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. [15]Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. [16]Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. [17]Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! [18]Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; [19]non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. [20]Partì e si incamminò verso suo padre.
Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. [21]Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. [22]Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l'anello al dito e i calzari ai piedi. [23]Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, [24]perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa.
[25]Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; [26]chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. [27]Il servo gli rispose: E' tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. [28]Egli si arrabbiò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. [29]Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. [30]Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso. [31]Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; [32]ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato». Lc 15, 1-32
23/03/2008
Il primo socialista della storia? Gesù Cristo.
Il primo socialista della storia? Gesù Cristo. No, non è uno scherzo, ma lo spot elettorale lanciato dal Partito Socialista di Enrico Boselli. Uno spot che, come era prevedibile, ha subito scatenato le polemiche. I socialisti difendono compatti la scelta.
«I valori del cristianesimo - spiega Boselli - non sono esclusiva di nessuno, né della Chiesa cattolica, né di qualche partito o esponente politico. Con il nostro spot - prosegue - noi vogliamo rivendicare quella che è sempre stata la missione dei socialisti da quando sono nati, difendere e aiutare i più deboli, chiedere giustizia per loro. Se essere credenti significa questo, allora tutti i socialisti lo sono. Io chiedo solo a tutti, in nome della tolleranza, di vederlo prima di giudicarlo».
Un invito, quello del leader socialista, rimasto inascoltato. «Improprio, sacrilego e di dubbio gusto l'uso dell'immagine di Cristo per pubblicità elettorale. Il partito di Boselli, così come certa sinistra in Italia, è da sempre il portatore di un laicismo esasperato», afferma Mario Baccini, segretario della Rosa Bianca, che parla di «un'ondata di neopaganesimo». Gli fa eco Mauro Cutrufo, capogruppo Dca a Palazzo Madama: «Per guadagnare quattro soldi, qualche promoter sondaggista, suggerisce a politici superficiali e opportunisti, di utilizzare figure sacre, proprio durante i precetti. Umilmente suggerisco di tentare fortuna diversamente, oppure arrendersi con più dignità», sostiene il senatore. «Non so quanta gente possa abboccare con questa polemicuccia, ma sono convinto che gli italiani sapranno prenderne le distanze - dice il regista Franco Zeffirelli, autore, tra le varie opere, del kolossal Gesù di Nazareth - Che c'èntra Gesù con uno spot elettorale? Il socialismo è stato la peste del secolo scorso, inutile camuffarlo. È solo una truffa, ma la devono smettere».
A difesa dello spot, invece, si sono schierati socialisti e comunisti. «Vorrei ricordare a Baccini, e a chi si adonta per lo spot, che fu proprio Cristo a cacciare i mercanti dal tempio, e quindi dovrebbe convenire con noi che fu il primo socialista della storia», spiega Franco Grillini, candidato sindaco di Roma per il Partito socialista. «Se Baccini si definisce credente dovrebbe essere molto contento che ci siano partiti definiti "laicisti" che si rifanno ad un personaggio dei vangeli per esprimere i valori dell'uguaglianza e della solidarietà tra gli uomini - aggiunge Grillini - Ma ha ragione nel dire che io rappresento l'alternativa laica in una città dove quasi tutti i candidati sindaco fanno riferimento alle posizioni dell'integralismo radicale a partire da Rutelli che ha atteso il via libera di Ruini per accettare la candidatura». Per Bobo Craxi, infine, «si tratta di un meraviglioso omaggio al senso cristiano della nostra battaglia socialista, che si rivolge a quelle radici laiche che diverse volte nella storia hanno saputo incontrare ispirazioni e movimenti di matrice cristiana».
GRANDISSIMO BOSELLI! Vaticanisti tacete che fate la cosa migliore! Zeffirelli che delusione!
29/03/2008
Ecco lo spot elettorale del Partito Socialista con Gesù!
16/04/2008
Ratzinger&Bush coppia di malfattori!
Washington - Il Time l’ha definito un «Papa americano», ed è vero che tra Benedetto XVI e gli Stati Uniti c’è feeling evidente. Alcuni anni fa ci fu chi parlò di una «santa alleanza» tra Giovanni Paolo II e l’amministrazione Reagan, finalizzata alla lotta al comunismo. Oggi qualcosa del genere si ripete tra il suo successore, che festeggia il suo 81° compleanno alla Casa Bianca, e il presidente George Bush, che lo accoglie dicendo che c’è bisogno del suo messaggio per salvare il mondo dal fanatismo e dal terrorismo. A suggellare l’intesa anche un gesto simbolico di grande valore: il Papa e Bush uniti in preghiera per il bene della famiglia.
Ci sono quasi diecimila invitati sul prato davanti al «south lawn». Ci sono i vescovi degli Stati Uniti, i reduci, il reparto della Guardia presidenziale in costume rosso e parrucca bianca. Ci sono le ragazze scout, che non reggono a mezz’ora sotto il sole e crollano, una dopo l’altra, come birilli, prontamente soccorse da un aitante guardiamarina. Ci sono Dick Cheney, la segretaria di Stato Condoleezza Rice. La regia è perfetta, all’arrivo di Benedetto XVI vengono suonati gli inni, poi una cantante intona il Padre Nostro accompagnata da una cetra. Dalla folla parte un primo «Happy Birthday» per il compleanno del Pontefice.
Poi prende la parola Bush, con un discorso breve, zeppo di citazioni ratzingeriane. «Abbiamo bisogno del suo messaggio che la vita è sacra, in un un mondo in cui qualcuno evoca il nome di Dio per giustificare atti di terrore, assassinio e odio, abbiamo bisogno del suo messaggio che Dio è amore – afferma il presidente – e abbracciare questo amore è il modo più sicuro per salvare l’uomo dal cadere preda dell’insegnamento del fanatismo e del terrorismo». «In un mondo dove alcuni non credono più che si possa distinguere tra ciò che è semplicemente giusto e sbagliato – aggiunge Bush – abbiamo bisogno del suo messaggio per rigettare questa dittatura del relativismo, e abbracciare una cultura della giustizia e della verità». Il presidente ringrazia il Papa per essere venuto a festeggiare il compleanno alla Casa Bianca e gli garantisce che «milioni di americani» pregano per lui, nel Paese dove «fede e ragione possono convivere in armonia». Sorridente, disteso, commosso per il calore dell’accoglienza, il Papa afferma di venire «come amico e annunciatore del Vangelo, come uno che rispetta grandemente questa vasta società pluralistica». Ricorda che sin dall’inizio gli Usa sono stati guidati «dal convincimento che i principi che governano la vita politica sono intimamente collegati con un ordine morale, basato sulla signoria di Dio creatore» e che le religioni sono state «un’ispirazione costante e una forza orientatrice», in un Paese dove tutti i credenti «hanno qui trovato la libertà di adorare Dio secondo i dettami della loro coscienza».
Ratzinger si augura che gli americani «possano trovare nelle loro credenze religiose» l’ispirazione per affrontare «le sempre più complesse questioni politiche ed etiche» del tempo presente. Ricorda che la libertà non è «solo un dono, ma anche un appello alla responsabilità personale» e che la democrazia può fiorire solo quando i leader politici «sono guidati dalla verità». Infine, cita il ruolo degli Usa sulla scena internazionale, nel promuovere gli aiuti umanitari, fiducioso che l’America «continuerà a sostenere gli sforzi pazienti della diplomazia internazionale volti a risolvere i conflitti».
E' noto che sull’Irak le posizioni della Santa Sede e dell’amministrazione Usa divergono. Ma - come si evince dal comunicato reso noto al termine del colloquio nello studio Ovale - le sottolineature sono su ciò che unisce: «il rispetto della dignità umana, la difesa e la promozione della vita e della famiglia, la libertà religiosa, lo sviluppo e la lotta alla povertà, soprattutto in Africa, il rigetto del terrorismo e della strumentalizzazione della religione per giustificare atti immorali e violenti contro gli innocenti». Una lotta, si legge ancora, «da affrontare con appropriati mezzi che rispettino la persona umana e i suoi diritti». L’Irak è citato, nel più ampio contesto del Medio Oriente, ma per sottolineare i timori per le difficoltà crescenti delle comunità cristiane. Sul conflitto israelo-palestinese, Ratzinger e Bush hanno parlato della necessità di far coesistere due Stati in pace e sicurezza.
29/05/2008
Ratzinger senza vergogna! Sostiene il governo Berlusconi! Sei un anticristo!
PAPA: GIOIA PER IL NUOVO CLIMA POLITICO, USCIRE DALLA CRISI
Città del Vaticano, 29 mag. (Apcom) - Nel giorno in cui la sala stampa vaticana conferma l'udienza del Papa al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il prossimo 6 giugno, Benedetto XVI rileva, "con particolare gioia", i segnali di un "clima nuovo, più fiducioso e più costruttivo" della vita politica del paese ed esorta l'Italia ad "uscire da un periodo difficile".
L'occasione è l'incontro con i vescovi italiani riuniti in questi giorni in assemblea generale, una sorta di 'parlamento' della Conferenza episcopale italiana. Già il loro presidente, il card. Angelo Bagnasco, aveva pronunciato in apertura dei lavori, lunedì, un discorso che non era dispiaciuto a Palazzo Chigi. Il porporato aveva specificato di attendersi "un periodo di operosa stabilità, al quale costruttivamente partecipino tutte le forze politiche", aveva esortato, con toni tra il pungolo e l'elogio, ad agire tempestivamente sulle emergenze del paese (rifiuti, salari, politiche famigliari) e - pur denunciando i "ghetti" in cui possono finire gli immigrati - aveva confermato che nella popolazione c'è un'esigenza di sicurezza che non può essere disattesa.
Oggi, a sigillo del clima positivo che c'è tra le due sponde del Tevere, è giunto dal Papa, se non un endorsement del nuovo governo, certo un'apertura di credito al frangente politico post-elettorale. L'Italia, ha detto Papa Benedetto, "ha bisogno di uscire da un periodo difficile nel quale è sembrato affievolirsi il dinamismo economico e sociale, è diminuita la fiducia nel futuro ed è cresciuto invece il senso di insicurezza per le condizioni di povertà di tante famiglie, con la conseguente tendenza di ciascuno a rinchiudersi nel proprio particolare".
Benedetto XVI ha ribadito le priorità della Chiesa cattolica sul campo legislativo (in particolare, la richiesta di una "politica coerente ed organica" a favore della famiglia fondata sul matrimonio, e il "grande e urgente bisogno" di una politica favorevole alla vita e contraria ad aborto ed eutanasia) ed ha confermato le parole di Bagnasco sulla "sana laicità" - lette da alcuni come una risposta a Massimo D'Alema - sottolineando che il cristianesimo può offrire un "contributo fondamentale al chiarimento e alla soluzione dei problemi sociali e morali" di Italia ed Europa.
Un accenno fugace, poi, al tema dell'immigrazione dove, sfumando le critiche di organizzazioni come la Caritas italiana al pacchetto sicurezza del ministro dell'Interno Maroni, ha soprattutto chiesto "il rispetto delle leggi".
Netta, invece, la richiesta di Ratzinger sul tema della scuola cattolica. Allarmato dalla "emergenza educativa" del paese, il Papa ha scandito: "In uno Stato democratico, che si onora di promuovere la libera iniziativa in ogni campo, non sembra giustificarsi l'esclusione di un adeguato sostegno all'impegno delle istituzioni ecclesiastiche nel campo scolastico".
Con il governo di Romano Prodi i rapporti con la Santa Sede, personalmente buoni, si erano incrinati su nodi come i Dico e la bioetica. Le frizioni erano divenute scambio di accuse tra Palazzo Chigi e Cei in occasione della mancata visita di Benedetto XVI alla Sapienza nei giorni della caduta dell'esecutivo Prodi. Oggi, invece, anche le perplessità emerse in avvio di legislatura da parte cattolica - sull'assenza di uno specifico ministero per la Famiglia, sulla scelta di Daniele Capezzone come portavoce di Forza Italia o, appunto, sull'approccio muscolare all'immigrazione - sono state archiviate dal Papa.
In attesa dell'incontro con Berlusconi la prossima settimana - il secondo dopo quello del 19 novembre 2005 - saranno, intanto, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta e il cardinale Camillo Ruini ad incontrarsi oggi. Entrambi, infatti,riceveranno un omaggio da parte dell'università cattolica, a Roma, in qualità di "amici" dell'ateneo.
14/08/2008
IL VATICANO SCARICA FAMIGLIA CRISTIANA E DIFENDE IL GOVERNO BERLUSCONI! VERGOGNA VATICANO!
Città del Vaticano, 14 ago. -(Adnkronos/Ign)- "Famiglia Cristiana è una testata importante della realtà cattolica italiana, ma non ha titolo per esprimere le posizioni della Santa Sede né della Conferenza Episcopale Italiana. La sua linea rientra nella responsabilità della sua direzione". Così Padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana all'ADNKRONOS, interviene sulla polemica tra il settimanale paolino e il governo. Nei giorni scorsi Famiglia Cristiana ha attaccato duramente la politica dell'esecutivo in particolare relativamente alla scelta di "prendere le impronte ai rom" e di utilizzare i soldati per la sicurezza in città.
Soddisfazione per le "parole" di padre Lombardi è stata espressa dal capogruppo dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri. "Una sconfessione di questa portata -ha detto- vale mille volte di più di una vittoria processuale degli insulti subiti''. La reazione di Gasparri arriva poche ore dopo l'annuncio di questa mattina in cui dichirava "di aver dato mandato agli avvocati di querelare don Antonio Sciortino, direttore di 'Famiglia Cristiana per le "espressioni ingiuriose usate in un'intervista a 'La Stampa'''.
A difendere il settimanale "che ama il linguaggio della verità" è stato Giorgio Merlo (Pd), membro della commissione Vigilanza Rai. "Chi osa criticare l'azione del governo di destra -ha detto- è bollato come comunista, cripto comunista o protocomunista. Una reazione indegna e volgare per chi vuol essere campione ed esempio di principi liberali e democratici''. Ma a scendere in campo è anche il segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero per esprimere “piena solidarietà al direttore Sciortino e al settimanale cattolico” che, dice, “mi ha più volte ed aspramente criticato quando ero ministro”, ma che ha avuto il merito di “mettere nero su bianco quella che è un’evidenza, più che un giudizio, e cioè che il ritorno del fascismo è, nell’Italia di oggi, un rischio reale”.
Torna invece sulla risposta del Vaticano, definendola "equilibrata", il senatore a vita Francesco Cossiga. "E' stata esemplare e classica e degna delle migliori tradizioni di prudenza della Santa Sede -osserva il presidente emerito della Repubblica- la dichiarazione resa con grande chiarezza da padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa del Vaticano".
13/8/2008
"Noi cattocomunisti?
Non sanno cosa dire..."
Parla Don Sciortino, direttore di Famiglia cristiana, bestia nera del Pdl
UGO MAGRI
ROMA
Don Sciortino, non starete esagerando? Famiglia cristiana ha appena definito Berlusconi «presidente spazzino»...
«Per la verità è lui che si è fatto riprendere a Napoli con la scopa in mano. L’immagine, si vede, non gli dispiace».
A destra dicono che lei dirige un organo cattocomunista...
«Questo proprio no. Famiglia cristiana è stata in prima linea contro il comunismo e l’ideologia comunista quando erano cose veramente serie. Oggi, per fortuna, cattocomunista non significa più nulla. Tanto che qualcuno, per attaccarci, s’è dovuto inventare un’altra parola».
Quale?
«Criptocomunisti».
Cioè comunisti sotto sotto.
«Non si hanno argomenti, e allora si lanciano accuse fuori luogo. Noi usiamo con tutti lo stesso metro».
Con Prodi foste più teneri...
«Lo dica a lui. L’altro giorno ci siamo incontrati qui a Marettimo, dove ora mi trovo».
Il Professore è risentito?
«Ancora accusa il colpo delle nostre critiche».
E come mai?
«Leggendo Famiglia cristiana capì di non avere più appoggio nel paese. Come linea editoriale noi cerchiamo di stare sui fatti, senza pregiudizi».
Anche con Berlusconi?
«Certo. All’inizio gli abbiamo dato ampio credito. Ho definito la sua illustrazione del governo alle Camere come un discorso da statista, anche per quell’apertura al dialogo verso l’opposizione».
Che poi è rientrata. Qualcosa la convince, del governo in carica?
«Per esempio, l’iniziativa del ministro Brunetta contro fannulloni e parassiti, una campagna giusta. Ma per noi le vere emergenze sono diverse da quelle che agita il governo».
La sicurezza non è un problema reale?
«Capisco che la gente lo senta come tale. Idem per gli immigrati. Ma sono difficoltà che un paese normale e civile affronta con strumenti, appunto, normali e civili».
Invece?
«Si passa da un’emergenza all’altra. Fino al punto da mandare i militari per le strade».
Teme la svolta autoritaria?
«Quei soldatini non servono assolutamente a nulla. Le vere priorità sono altre. E in cima c’è la povertà».
Le famiglie che non arrivano a fine mese...
«Non arrivano a metà mese. Alle mense della Caritas si presentano signori in giacca e cravatta di ritorno dal lavoro».
Non ce la fanno più.
«E su questo non si fa nulla. Anzi: si getta un po’ di fumo all’opinione pubblica forse per nascondere l’incapacità di dare risposte concrete».
Avete bastonato il governo sette volte in cento giorni. Da fare invidia a Veltroni...
«Non risparmiamo colpi a nessuno. Anzi, anticipo che il prossimo editoriale avrà come tema l’opposizione».
Nel centrosinistra vi portano in palmo di mano...
«Chiunque cercasse di tirarci dalla sua parte commetterebbe un errore. Noi ci schieriamo con le famiglie».
Sia sincero: qualcuno ha provato a mettervi un bavaglio?
«Direttamente, non ho alcun riscontro. Del resto, abbiamo sempre difeso la nostra autonomia, all’interno e all’esterno».
Senta Gasparri, presidente dei senatori Pdl: Famiglia cristiana «non rappresenta le gerarchie».
«Gasparri non è abilitato a dare patenti di cattolicità. Tantomeno può sostituirsi alla gerarchia. Le nostre posizioni, del resto, sono perfettamente allineate a quelle del cardinale Martino. Il quale invita a combattere la povertà, non i poveri che rovistano nei cassonetti... Tra parentesi Gasparri predica bene e razzola male».
In che senso?
«Qui a Marettimo, dove ha casa e la fa un po’ da boss, An governa con la sinistra e Prc».
Telefonate di solidarietà?
«Molti sms per invitarci ad andare avanti con coraggio».
Da qualche personaggio in particolare?
«Uno posso dirlo: Savino Pezzotta. Con lui Famiglia cristiana non fu tenera, eppure Pezzotta rivendica la nostra libertà di essere coerenti».
07/09/2008
NUOVA INTOLLERABILE INTRUSIONE NELLA POLITICA ITALIANA DI RATZINGER CHE SOSTIENE PUBBLICAMENTE BERLUSCONI!
Benedetto XVI ha esortato la Chiesa e i cattolici a tornare ad «essere capaci di evangelizzare il mondo del lavoro, dell’economia, della politica»
CAGLIARI
Il cristianesimo arrivi nelle famiglie, «cellule della società», ai giovani, «assetati di verità e di ideali proprio quando sembrano negarli», così come «il mondo del lavoro, dell’economia, della politica», che ha bisogno di «una nuova generazione di laici cristiani» che abbiano «rigore morale» e «competenza»: è l’auspicio espresso da Benedetto XVI nel corso di una messa celebrata di fronte a centomila fedeli a Cagliari in occasione del centenario della proclamazione della Madonna come patrona della Sardegna.
«Maria vi aiuti a portare Cristo alle famiglie, piccole chiese domestiche e cellule della società, oggi più che mai bisognose di fiducia e di sostegno sia sul piano spirituale che su quello sociale. Vi aiuti - ha proseguito il Papa dal sagrato del Santuario di Nostra Signora di Bonaria - a trovare le opportune strategie pastorali per far sì che Cristo sia incontrato dai giovani, portatori per loro natura di nuovo slancio, ma spesso vittime del nichilismo diffuso, assetati di verità e di ideali proprio quando sembrano negarli».
«Vi renda capaci - ha proseguito Benedetto XVI - di evangelizzare il mondo del lavoro, dell’economia, della politica, che necessita di una nuova generazione di laici cristiani impegnati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile». Assistono alla messa del Papa, tra gli altri, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il presidente della Regione Sardegna Renato Soru.
Il premier Berlusconi ha accolto il Pontefice questa mattina all'aeroporto di Cagliari: «Un’occasione importante per rendere omaggio al Papa. Non volevamo mancare, sono venuto qua con piacere per incontrare il pontefice in Sardegna».
Quelli che «volevano la Chiesa nel silenzio, e che ancora gradirebbero che i sacerdoti e i vescovi fossero confinati dentro le chiese - ha poi continuato il Cavaliere - si sono sempre ispirati a principi opposti ai nostri, alle teorie marxiste-leniniste, in parole semplici al comunismo»
«Nessun esponente del nostro schieramento politico - prosegue Berlusconi in un’intervista rilasciata al quotidiano "Unione sarda" - si è mai sognato di mettere in discussione la libertà di espressione sui fatti politici da parte dei rappresentanti della Chiesa. Nè mai lo farà. Anzi, siamo profondamente grati al Pontefice e ai vescovi per i suggerimenti e le parole di incoraggiamento che ci hanno riservato in questa prima fase del nostro mandato di Governo».
Benedetto XVI ha ringraziato al termine della messa il presidente del Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi per la sua presenza a Cagliari. La folla ha salutato con un lungo applauso il presidente del Consiglio. Benedetto XVI ha salutato e ringraziato anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta. Nessun riferimento alle istituzioni regionali anche se presenti il presidente del Consiglio regionale Giacomo Spissu e il governatore Renato Soru. Al termine della celebrazione Ratzinger ha incontrato nella sagrestia della basilica di Bonaria il presidente del Consiglio e il sottosegretario Letta per un breve colloquio.
Nessuna indiscrezione trapela sul contenuto del colloquio, durato poco più di dieci minuti, fra Silvio Berlusconi e Benedetto XVI. Il premier ha incontrato il Santo Padre prima da solo, e poi con il sottosegretario Gianni Letta, e chi gli ha parlato racconta che si è lasciato sfuggire un piccolo commento. ''Sono molto contento, nell'incontro mi sono anche un po' emozionato'', avrebbe detto il Cavaliere, confidando di ''essersi raccomandato, come cittadino onorario sardo, alla Vergine di Bonaria''.
Insomma, la giornata in terra sarda con il Pontefice, dal punto di vista del presidente del Consiglio, è stata un successo. La conferma di una ''forte sintonia'', suggellata da quella sorta di inaspettato 'saluto a distanza' di Benedetto XVI, avvenuto nella Basilica di Cagliari a conclusione della cerimonia. Fuori protocollo, fanno notare ancora i fedelissimi del Presidente, anche il ringraziamento che il Papa gli ha rivolto pubblicamente.
Chi ha parlato con Berlusconi inoltre riferisce che, attraversando le vie della città, il premier si è detto ''colpito'' dal clima di ''risveglio'' della gente, il ''gusto'' ad interessarsi e a partecipare di nuovo alla vita collettiva.
Folgorato dalla bellezza della statua della Madonna di Bonaria, patrona della Sardegna, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ne vorrebbe una simile per la sua cappella personale di Arcore. L'interesse sarebbe stato manifestato stamane, al termine della messa celebrata dal Papa Benedetto XVI, in piazza dei Centomila a Cagliari, durante la sua visita in Sardegna, all'orafo che ha realizzato il Galeone d'oro che poi è stato collocato sulla mano della statua della Madonna dal Pontefice in persona.
Aldo Langione, l'artista che si è occupato di fondere circa un chilo d'oro e modellarlo a copia del galeone in legno che fino a stamane la statua della Madonna di Bonaria teneva sulla mano, si è avvicinato al premier alla fine della celebrazione liturgica e, secondo quanto ha riferito ad Apcom, quando ha consegnato a Berlusconi una foto che riproduceva l'opera di alta oreficeria avrebbe ricevuto una risposta entusiasta: "Bravo ha fatto un'opera meravigliosa. Per la mia cappella privata potrebbe farmi avere una Madonna del genere?". Grande la sorpresa dell'artista che dopo aver immediatamente consegnato un biglietto con il suo numero di telefono al presidente, che lo ha girato alla guardia del corpo, gli ha assicurato la sua disponibilità a realizzare l'opera.
Langione, che a Cagliari dirige un istituto privato che impegna orefici di provata esperienza, nei prossimi mesi si occuperà di individuare la statua adatta per la cappella privata del presidente del Consiglio. L'orafo non si fermerà lì, dopo aver trovato una copia della Madonna di Bonaria, o avergliene fatta costruire una lignea, si occuperà anche di riprodurre il galeone spagnolo in oro che la Madonna oggi teneva in mano. Tutto in scala ovviamente visto che la statua della Madonna di Bonaria è di grandi dimensioni.
La leggenda racconta che nel 1370 proprio da un galeone spagnolo venne buttata a mare una cassa. Questa approdò, portata dalla corrente, sulle spiagge di Cagliari. A portarla a riva e ad aprirla furono i frati che trovarono la statua con in mano una candela accesa.
RATZINGER ANTICRISTO!
06/10/2008
LA BIBBIA IN TV: RISCHIO DI SNATURAMENTO DEL MESSAGGIO DIVINO
Maratona tv sulla Bibbia
Il teologo Maggioni critica:
"Operazione rischiosa"
Il biblista comasco è perplesso sull'evento mediatico che, dal 5 ottobre, proseguirà fino all'11 ottobre, con la partecipazione di duemila personaggi della cultura e dello spettacolo nel ruolo di lettori del testo sacro
Duemila personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo partecipano a «La Bibbia giorno e notte», la più lunga diretta tv realizzata dalla Rai per la lettura integrale di Antico e Nuovo Testamento, all’interno della Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, a Roma. Una maratona di 139 ore che sarà aperta da Papa Benedetto XVI e conclusa dal Segretario di Stato Tarcisio Bertone. Tra i lettori illustri: gli ex presidenti della Repubblica Ciampi, Scalfaro, Cossiga, il regista Benigni e gli attori Placido, Fiorello e Zingaretti.
di Laura d'Incalci
Non si contano gli interventi, lezioni, conferenze, libri… nei quali monsignor Bruno Maggioni ha sviscerato il contenuto e il senso delle sacre scritture. Da teologo e biblista di fama, capace anche di non sottovalutare l’importanza della comunicazione, ha acceso spesso curiosità e aspettative attorno ad un messaggio da lui stesso definito "radicale e liberante", in grado di rispondere ad una sete di senso e di speranza che caratterizza in modo particolare gli uomini di oggi. Eppure la maratona biblica tv che si inaugura oggi, non lo entusiasma affatto, anzi… «La bibbia non è un libro, ma una biblioteca di libri…E poi non è da leggere tutta d’un fiato come un romanzo che una volta iniziato ti spinge ad arrivare fino alla fine. In questa iniziativa ci saranno certamente buone ragioni che non conosco, ma io sono molto perplesso sullo scopo e sull’utilità. Ho l’impressione che si stia trattando la Bibbia come la Divina Commedia letta da Benigni, ma i testi delle sacre scritture sono un’altra cosa, non si possono consumare così, si rischia di svenderle».
Cosa non funziona in una lettura non stop in TV? Come andrebbero accostate le scritture?
La lettura deve essere lenta, non eccessivamente prolungata e soprattutto lasciare spazi di meditazione personale, di approfondimento… Sia nella lettura individuale che in quella di gruppo, occorre lasciare che emergano tutte le provocazioni e le domande e che si apra uno spazio di riflessione. Tutto questo mi sembra impossibile se si resta travolti da una valanga di parole, concetti, suggestioni…che scorrendo restano inevitabilmente in superficie.
«Lo studio della bibbia è come l’anima della teologia… Tale studio non è mai finito; ogni epoca deve di nuovo, a modo suo, cercare di capire i libri sacri». Così precisò, da cardinale, l’attuale papa Ratzinger. Qual è il suo commento?
È una definizione chiarissima. A parte che questa stessa prerogativa è di tutti i libri che contano, ovviamente quelli che dicono qualcosa che tocca le corde profonde dell’uomo, che svelano una verità, mettono alla luce qualcosa di universale… un libro di Platone, per esempio. La bibbia continua a proporsi e non perde certo di interesse e di significato, anche se può essere continuamente rinnovata la percezione e la sensibilità di chi legge. Il vangelo letto oggi non è come quello letto nel secolo scorso: non cambia la pagina di vangelo, ma gli occhi di chi la legge sono diversi… In questo senso la bibbia è affidata alla Chiesa che la esprime da un secolo all’altro come materia viva.
I sacri testi, così si usa dire, sono "ispirati" da Dio. È difficile nella cultura odierna afferrare il significato reale di questa definizione…
A prescindere dalla considerazione dell’ispirazione divina dei testi, la bibbia presenta una tale ricchezza di pensiero e una profondità di comprensione dell’uomo e della realtà, che è difficile non sentirsi catturati dalla lettura e dal desiderio di scoprirne l’origine. Non è affatto necessario, quindi essere credenti per avvertirne il valore e il fascino: il non credente si accorgerà comunque della grandezza del messaggio. Il credente sa invece che nei fatti descritti, nella stessa vicenda umana, Dio si è inserito, è intervenuto facendo in modo che in questa storia si rivelasse il divino…Che i testi della bibbia siano stati ispirati da Dio, non significa affatto che gli autori abbiano scritto sotto dettatura, cadendo in uno stato d’estasi, di incoscienza rispetto alla loro libera volontà e alla loro coscienza. La questione è ben diversa: si tratta di Dio che parla all’uomo attraverso l’esperienza stessa degli uomini che diventano quindi testimoni in grado di raccontare, di scrivere quel che è accaduto nella loro vita, di descrivere perciò l’esperienza del divino dalla quale sono stati effettivamente toccati, nei fatti, nella loro storia: gli autori sono perfettamente coscienti e scrivono impegnando tutta la propria intelligenza e le proprie facoltà, la propria cultura… Dio li ha resi strumenti liberi e guida questo impegno.
Tornando alla lettura della Bibbia: come evitare il rischio di erronee interpretazioni del testo?
Le principali tentazioni da evitare sono due: da un lato una lettura fondamentalista, che traduce ogni parola alla lettera, senza cioè considerare un significato più ampio che dipende anche dal contesto nel quale sono collocate certe frasi e affermazioni. All’opposto c’è la tentazione spiritualista che cerca ovunque simboli, in maniera assolutamente artificiosa: in questo caso si stravolge il senso e si perde il bello di un messaggio radicato profondamente nell’umanità.